Il giornale delle associazioni

Il giornale delle associazioni
Il giornale delle associazioni

sabato 13 dicembre 2014

Mille anni di Europa in 3 minuti e mezzo










mercoledì 10 dicembre 2014

L'architettura nel Medioevo.


 

di Alexis Bardi

 

L'architettura nel Medioevo. Storia.

Nei primi secoli del Medioevo la maggior parte della gente stentava la vita
e se la passava molto male. In ogni centro abitato vi era un padrone tirannico,
il feudatario, e costui sfruttava senza remissione i propri sudditi: obbligava i
cosiddetti servi della gleba a lavorare nelle sue proprietà e gravava di tasse
spropositate i << liberi >>, cioè coloro che possedevano un po' di terra al sole.
È interessante sapere che proprio in quel periodo nacquero alcune parole che
indicano vessazione e prepotenza: abuso, sopruso, angheria. Conoscere la storia
delle parole vuol dire conoscere la storia. << Abusus >> e << soprusus >>
erano i diritti riservati al feudatario di aggravare le tasse sulle proprietà dei
<< liberi >>; la parola angheria, che significa prepotenza, deriva da << angaria >>;
questa parola indicava l'obbligo, specialmente dei servi della gleba, di contribuire,
senza compenso, alla costruzione di opere murarie in favore del feudatario.
A tutto questo vanno aggiunte le frequenti lotte fra i signorotti, che portavano la
distruzione e il terrore nelle campagne e nei paesi. A causa di questo modo di vivere
così incerto e penoso, e anche perché in quell'epoca tutti vivevano la fede molto
profondamente, la gente considerava la chiesa l'unico asilo sicuro e benefico.
Ecco perché nel Medioevo sorsero ovunque numerose e grandi chiese.
Prima le chiese abbaziali, poi le cattedrali divennero operosi centri di lavoro e di
cultura; a poco a poco la stessa vita dei cittadini si organizzava attorno alla casa
di Dio e abbandonava le sospettose e prepotenti rocche feudali, assumendo un aspetto
più sereno.
restaurant_468x60

La nascita del Campanile.

In mezzo alla campagna, nei paesi e nelle città, i monaci avevano costruito la loro
chiesa, che era luogo di preghiera e di lavoro. Nei cortili interni dell'abbazia essi
avevano impiantato grandi officine nelle quali lavoravano, oltre agli stessi monaci,
gli artigiani del contado. Costoro non solo potevano lavorare in tutta tranquillità
ma imparavano a conoscere la propria forza e, quel che più importava, il diritto a
vivere liberamente senza dover sottostare agli ordini di feudatari e di imperatori.
Intorno al VII secolo le abbazie si arricchirono di un nuovo elemento: il campanile.
Dapprima esso non oltrepassò il tetto della chiesa, poi lo superò e puntò verso l'alto;
nella parte superiore si apriva la cella campanaria, dalla quale il suono delle campane
si spandeva all'intorno per annunciare << terza e nona >>, cioè per dare segnale del
lavoro e del riposo.
leisure_468x60.gif

La Cattedrale.

Negli ultimi due secoli del primo millennio ogni città fece a gara per innalzare grandi
e belle cattedrali. Cattedrali e non abbazie, non chiese e tanto meno basiliche.
Si chiamavano cattedrali perché in esse si trovava la cattedra del vescovo. La cattedra
era situata o in fondo all'abside, dietro l'altare maggiore, o di fianco a questo.
A quei tempi veniva messo in evidenza il compito di insegnamento, pastorale e civile,
che aveva il vescovo. Egli insegnava ai cittadini ad essere buoni cristiani e, nello stesso
tempo, a difendere la propria dignità di uomini contro le angherie e le prepotenze
dell'imperatore. Anche materialmente la cattedrale diventava un ottimo rifugio, perché
dava asilo sicuro ai cittadini minacciati dai signorotti e dallo stesso imperatore.
Per questo il tempio era forte e massiccio: aveva grosse mura, torri, potenti pilastri e
volte a tutto sesto; le finestre, piccole, assomigliavano a feritoie. Nell'interno si respirava
un'atmosfera di mistero e di lotta; sui capitelli, alla base delle colonne, gli scultori avevano
modellato esseri mostruosi che apparivano come tanti nemici in agguato.
Nel centro della chiesa, sotto la cupola, si innalzava l'altare, al quale si giungeva salendo
una scalinata. Gli studiosi del secolo scorso hanno chiamato lo stile di questi templi col
nome di <<romanico >>, per significare la sua lontana derivazione dall'arte romana.
Per lo stesso motivo vennero chiamate << romanze >> le lingue derivate dal latino, cioè
dall'antica lingua del Romani


Outlet Donna 468x60

Il Battistero.

Vicino alla cattedrale veniva costruito un altro elemento caratteristico dell'architettura
medioevale: il battistero. Esso costituiva il centro ideale della città poiché ognuno vi
riceveva, col battesimo, la cittadinanza celeste, e, con la scritturazione sui libri civili,
la cittadinanza terrena. Il battistero era a volte di forma circolare o, più spesso, di forma
prismatica, in modo da avere le facce rivolte a tutti i lati della città.
La mole di questo edificio a noi può sembrare notevole. Ma dobbiamo tener presente
che quando esso veniva aperto per la somministrazione del sacramento, il Sabato Santo
e il sabato precedente la Pentecoste, una discreta folla si ammassava nel suo interno, dove
i sacerdoti battezzavano i nuovi cittadini immergendoli nella fonte lustrale.
Vi era anzi parecchia confusione nell'interno, tanto che qualche neonato correva il rischio
di annegare. Lo stesso Dante racconta, nella Divina Commedia, di aver salvato << un che
dentro v'annegava >>.


Prenota online i voli economici eDreams!

La chiesa gotica.

Le chiese perdono la loro atmosfera cupa, di mistero, e acquistano splendore e luminosità.
Grazie anche ad alcune innovazioni strutturali, da massicce e gravi diventano leggere, aeree.
Questo è il contrasto fra lo stile romanico e lo stile gotico, nato in Francia e diffusosi
rapidamente in Europa nei primi due secoli di questo millennio. La facciata della cattedrale
si innalza; le guglie altissime che svettano sui pilastri accentuano lo sviluppo ascensionale
della costruzione. I cittadini offrono denari perché le nuove cattedrali siano belle e grandi.


www.servizicral.it
www.zerosprechi.it
www.polymathes.it

La regina Vittoria d'Inghilterra


di Alexis Bardi

La regina Vittoria d'Inghilterra.    


Storia.

La giovinezza.

La regina Vittoria, nata il 24 gennaio 1819, ebbe una giovinezza particolarmente 
difficile.  Figlia unica del Duca di Kent e di Vittoria Maria Luisa, duchessa di 
Sassonia-Coburgo, non conobbe il padre, che morì quando ella aveva soltanto 
un anno (gennaio del 1820).  Ebbe per guida lo zio materno, Leopoldo, fino al 
1831, quando egli diventò re dei Belgi.  La nobiltà di carattere, l'affetto che nutriva 
per la nipote e la severità dei costumi permisero allo zio di sostituire degnamente
il padre.  Egli volle che Vittoria fosse educata in un modo estremamente severo.
Per impedire che sorgessero in lei sentimenti prematuri di orgoglio, lo zio volle che 
sapesse il più tardi possibile che era destinata a regnare sull'Inghilterra.
Tale tipo di educazione diede ben presto i suoi frutti.  Quando, con una lezione di 
storia appositamente preparata, le fecero capire quale sarebbe stato il suo futuro destino,
la giovinetta, a quell'epoca solo dodicenne, esclamò: << Io sarò una brava regina >>.
E veramente Vittoria mantenne la parola; nei 64 anni del suo regno mostrò in ogni 
momento di essere all'altezza del grande compito cui era stata chiamata.  Durante il suo 
governo, l'Inghilterra attraversò uno dei periodi più felici della sua storia.

Regina a 18 anni.

Vittoria salì al trono nel giugno del 1837, quando aveva compiuto da poco i 18 anni d'età.
Lo zio Guglielmo IV, al quale la giovanissima sovrana succedeva, non aveva lasciato il 
regno in buone condizioni.  Inetto e dissoluto, Guglielmo aveva fatto nascere in molti 
il desiderio di abbattere la monarchia.  La giovane regina non si perse d'animo.
Capì che solo un sovrano energico avrebbe potuto ridare agli inglesi la fiducia nella 
monarchia.  E si pose subito all'opera.  Alla madre, che voleva divenire sua consigliera,
fece capire chiaramente che intendeva governare da sola.  Vittoria aveva idee chiare e 
precise e non le serviva l'aiuto di nessuno.  La giovane regina volle così prendere su di 
sé tutte le responsabilità del governo.

Un prezioso collaboratore. 

Anche nella scelta del marito la regina Vittoria mostrò il suo carattere energico.
Fu lei a chiedere la mano del suo futuro sposo, il cugino Alberto di Sassonia-Coburgo.
In una lettera Vittoria spiegò così il suo modo di fare che lasciò piuttosto perplesso
il Parlamento: << Ho preso l'iniziativa perché Alberto non si sarebbe mai azzardato 
a fare una proposta di matrimonio alla regina d'Inghilterra >>.  La scelta comunque 
fu azzeccatissima.  Alberto, metodico, ordinato e intelligente divenne ben presto un 
prezioso collaboratore della regina e il suo più autorevole e ascoltato consigliere.
La sovrana si era proposta un programma ben preciso, quello cioè di fare del suo 
paese il maggiore centro industriale dell'Europa.  Era il tempo in cui l'industria, grazie 
all'invenzione di nuove macchine, stava facendo enormi progressi.  E non basta: ella 
si proponeva anche di ridare all'Inghilterra un grande impero coloniale (la perdita delle 
colonie americane nel secolo precedente era stato un duro colpo per il prestigio inglese). 


L'Apparato Circolatorio. Medicina.


 

 di Alexis Bardi

 

 

L'Apparato Circolatorio. Medicina.

La grande circolazione (o circolazione generale) è quella formata da tutte le

arterie, che dal cuore portano il sangue arterioso ai diversi organi (esclusi i polmoni),
e dalle vene, che riportano il sangue venoso dagli organi (esclusi naturalmente i polmoni)
al cuore.

La piccola circolazione (o circolazione polmonare) comprende quelle arterie che

portano il sangue venoso dal cuore ai polmoni e quelle vene che lo riportano ossigenato
dai polmoni al cuore perché venga nuovamente spinto nella grande circolazione.
Quindi, non è esatto dire che le arterie portano il sangue ossigenato e le vene quello
ricco di anidride carbonica. La definizione esatta è: le arterie sono tutti i vasi che
<< partono >> dal cuore, le vene invece sono tutti i vasi che << giungono >> al cuore.

Circolazione arteriosa.

Il sangue ossigenato parte dal ventricolo sinistro e viene sospinto nell'arteria << aorta >>,
la più grande del nostro corpo. Essa, subito dopo il suo inizio, dà origine alle arterie
<< coronarie >>, che servono ad alimentare il cuore; subito dopo l'aorta descrive un
arco completo verso sinistra (arco aortico) dal quale manda dalla parte superiore del
corpo le arterie << succlavie >>, destra e sinistra, che irrorano gli arti, e le due
<< carotidi comuni >>, destra e sinistra, che portano il sangue al capo (e quindi all'encefalo).
L'aorta poi scende verso il basso, e diviene aorta << toracica >>: da essa partono le
arterie << intercostali >>, che portano il sangue alle pareti del torace.
L'aorta diviene ora << addominale >>, e da essa partono le arterie che portano il sangue
ai visceri: la << splenica >> per la milza, le << renali >> per i reni, l'<<epatica >> per
il fegato, le << mesenteriche >> per gli intestini. Quindi l'aorta si divide nelle arterie
<< iliache >>, che irrorano gli arti inferiori.

Circolazione venosa.

Ora il sangue deve compiere, diciamo così, il viaggio di ritorno, attraverso le vene che
lo conducono al cuore. Dal capo il sangue refluisce attraverso le vene << giugulari >>
destra e sinistra; dalle braccia attraverso le vene << succlavie >> destra e sinistra.
Tutti e quattro questi vasi confluiscono nella grande vena << cava superiore >>.
Il sangue che proviene dalle gambe torna attraverso le vene << iliache >>, che si
riuniscono nella grande vena << cava inferiore >>, la quale si dirige verso il cuore
stando a destra della colonna vertebrale. In questa vena confluiscono anche le vene
<< mesenteriche >>, << renali >>, << splenica >>,<< sovraepatiche >>provenienti
dai visceri e le << intercostali >>. Le vene cave superiore e inferiore sboccano
nell'orecchietta destra del cuore, concludendo così la Grande circolazione.

Piccola circolazione.

Il sangue venoso giunto al cuore deve ora passare per i polmoni. Dall'orecchietta destra
il sangue passa al ventricolo destra e di là viene spinto nell'<< arteria polmonare >>, la
quale si divide in arteria << polmonare destra >> e arteria << polmonare sinistra >>.
Esse lo conducono ai polmoni. Arricchito di ossigeno dopo il passaggio attraverso i
capillari dei polmoni, il sangue influisce in quattro vene: due vene << polmonari di destra >>
e due vene << polmonari di sinistra >>. Queste quattro vene sboccano nell'orecchietta
sinistra del cuore; si è conclusa così la Piccola circolazione e siamo al punto di partenza.

Il sistema della vena porta.

Il sangue proveniente dall'apparato digerente, prima di entrare in circolazione, deve essere
filtrato dal fegato; perciò le due vene << mesenteriche >> provenienti dall'intestino
(cioè dai villi intestinali) e la vena << splenica >> proveniente dalla milza si riuniscono
in un unico vaso, la vena << porta >> che penetra nel fegato e si capillarizza.
I vasi che escono dal fegato con il sangue filtrato si riuniscono nelle vene << sovraepatiche >>
(cioè sopra il fegato), le quali confluiscono di nuovo nella vena cava inferiore.